Il sistema dell’inclusione scolastica si trova ad affrontare una nuova sfida organizzativa a seguito del parere critico espresso dal CSPI sulla riforma dei GIT. La riduzione del numero di docenti esperti solleva interrogativi urgenti sulla sostenibilità del supporto alle scuole e sulla qualità dei processi inclusivi.
Riforma GIT e riduzione del personale: i numeri del taglio
Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), durante la seduta del 16 luglio 2026, ha manifestato una ferma opposizione allo schema di decreto interministeriale riguardante i Gruppi per l’Inclusione Territoriale (GIT). Il documento, che punta ad aggiornare il contingente di docenti esperti, evidenzia una preoccupante contrazione numerica: si parla di una perdita netta di 32 unità di personale rispetto alle dotazioni precedentemente stabilite dal Decreto Interministeriale 355/2021.
Le cause del ridimensionamento territoriale
Secondo quanto emerso, la necessità di rivedere la composizione dei GIT è scaturita da due fattori principali che hanno mutato il volto della scuola italiana negli ultimi anni:
- Il piano di dimensionamento della rete scolastica, che ha portato alla fusione di numerose autonomie.
- Le fluttuazioni demografiche e i nuovi dati relativi alla distribuzione territoriale degli alunni con disabilità certificata.
Tuttavia, il CSPI sottolinea come l’applicazione di questi parametri abbia generato un “taglio lineare” che rischia di compromettere l’efficacia di organismi nati proprio per supportare le istituzioni scolastiche nelle fasi più delicate dell’integrazione.
L’impatto sulla governance e il carico di lavoro dei docenti esperti
Una delle criticità maggiori sollevate riguarda la condizione professionale dei docenti impiegati nei GIT. Questi professionisti, pur svolgendo mansioni di alta consulenza sulla definizione dei PEI e sulla verifica delle ore di sostegno, non godono dell’esonero dalle attività didattiche. Il loro contributo si configura quindi come un impegno aggiuntivo rispetto alle ore di lezione frontale, remunerato esclusivamente tramite compensi accessori.
Rischio di sovrapposizioni burocratiche
La riduzione del personale esperto non è l’unico timore. Il CSPI ha rilanciato l’allarme su una possibile “caos di governance”. Esiste infatti il concreto pericolo che le competenze dei GIT si sovrappongano a quelle di altri organismi già operanti sul territorio, come i Centri Territoriali di Supporto (CTS). Questa mancanza di coordinamento rischia di generare confusione amministrativa, gravando ulteriormente sul lavoro di dirigenti scolastici e segreterie.
Criticità nelle relazioni sindacali
Oltre ai contenuti tecnici, il CSPI ha stigmatizzato l’iter procedurale seguito dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. È stata definita “anomala” la scelta di richiedere un parere consultivo senza aver preventivamente informato le organizzazioni sindacali. Questa mancanza di confronto preventivo rappresenta uno strappo nelle normali dinamiche di concertazione che dovrebbero regolare i cambiamenti strutturali del comparto scuola.
Sintesi dei punti critici della riforma GIT
Per comprendere meglio la portata del provvedimento e le osservazioni del Consiglio, ecco una sintesi dei principali nodi della vicenda:
- Contrazione dell’organico: Riduzione effettiva di 32 posti per docenti esperti nei GIT su scala nazionale.
- Aggravio di mansioni: I docenti dei gruppi restano impegnati in classe, subendo un sovraccarico di lavoro per le attività di supporto.
- Confusione organizzativa: Rischio di sovrapposizioni tra GIT e CTS, con conseguente farraginosità nella gestione dell’inclusione.
- Strappo istituzionale: Mancata informativa preventiva ai sindacati da parte del Ministero prima della richiesta di parere.
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