Riforma dei viaggi d’istruzione: perché i docenti dicono stop alle uscite “a costo zero”

Il sistema dei viaggi d’istruzione in Italia sta affrontando una crisi senza precedenti che mette a rischio una delle esperienze pedagogiche più significative per gli studenti. Sempre più docenti, infatti, scelgono formalmente di non dare la propria disponibilità per accompagnare le classi, una decisione che non riflette una mancanza di volontà educativa, ma una necessaria tutela professionale di fronte a rischi legali crescenti e a un riconoscimento economico ormai inesistente.

La responsabilità civile e penale: il peso della “culpa in vigilando”

Il nodo centrale della questione risiede nella gestione della cosiddetta culpa in vigilando, disciplinata dall’Articolo 2047 del Codice Civile. Durante i viaggi d’istruzione, l’obbligo di sorveglianza per i docenti non segue il normale orario scolastico, ma si estende ininterrottamente per tutte le 24 ore della giornata.

Questa condizione espone il personale a criticità estreme:

  • Responsabilità diretta, sia civile che penale, per qualsiasi infortunio o danno causato o subìto dagli studenti durante l’intera trasferta.
  • Inversione dell’onere della prova: in sede giudiziaria, è il docente a dover dimostrare di aver adottato ogni misura possibile per prevenire l’evento avverso.
  • Gestione solitaria di emergenze complesse in contesti extra-scolastici, spesso senza un supporto legale o operativo immediato da parte dell’amministrazione.

Burocrazia e Codice degli Appalti: il lavoro del personale ATA

L’organizzazione di un’uscita didattica richiede una macchina burocratica imponente che grava pesantemente sia sui docenti referenti sia sulle segreterie scolastiche. L’applicazione del Codice degli Appalti per l’affidamento dei servizi ha reso le procedure estremamente rigide e cariche di responsabilità per il personale ATA:

  • Verifiche minuziose sulla conformità tecnica dei mezzi di trasporto e sull’idoneità dei vettori.
  • Elaborazione di piani di sicurezza dettagliati e analisi dei rischi specifici per ogni destinazione.
  • Gestione amministrativa complessa per autorizzazioni, diete speciali e necessità sanitarie della popolazione scolastica viaggiante.

Il trattamento economico nel CCNL: un impegno non retribuito

Secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), l’attività di accompagnamento degli alunni nei viaggi d’istruzione rientra tra le prestazioni accessorie e viene svolta esclusivamente su base volontaria. Tuttavia, la normativa vigente ha progressivamente svuotato di valore economico questo incarico.

Le principali criticità retributive includono:

  • Abolizione dell’indennità di missione: per i dipendenti pubblici sono previsti solo i rimborsi delle spese documentate per vitto e alloggio, entro limiti molto stringenti.
  • Risorse del Fondo d’Istituto (FIS) limitate: i compensi accessori stabiliti in sede di contrattazione integrativa si riducono spesso a cifre simboliche, non proporzionate all’impegno profuso.
  • Mancanza di recuperi orari: il servizio prestato durante le ore notturne o nei giorni festivi non prevede riposi compensativi né il pagamento dello straordinario.

Sintesi delle criticità per i viaggi d’istruzione

  • Volontarietà dell’incarico: Accompagnare gli studenti non è un obbligo di servizio ma una scelta individuale.
  • Sorveglianza h24: La responsabilità legale totale per l’intera durata del viaggio rappresenta il principale deterrente.
  • Assenza di diarie: La soppressione delle indennità di missione rende l’attività economicamente gravosa per il docente.
  • Complessità normativa: Le procedure legate al turismo scolastico e alla sicurezza aumentano il carico di lavoro per docenti e personale ATA.

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