Desk sharing Istat: criticità e proteste dei sindacati

La gestione degli spazi lavorativi negli enti di ricerca e nelle pubbliche amministrazioni legate al comparto della conoscenza sta attraversando una fase di profonda tensione. A sei mesi dall’introduzione sperimentale del desk sharing presso la sede Istat di Piazza Marconi a Roma, il bilancio presentato dalle organizzazioni sindacali, con in prima linea la FLC CGIL, delinea un quadro di forte criticità, dove le promesse di flessibilità si sono scontrate con una realtà logistica e organizzativa carente.

Il fallimento del desk sharing Istat: teoria vs realtà

Il modello del desk sharing, che prevede la condivisione delle postazioni di lavoro eliminando la scrivania fissa, è stato concepito come un’estensione logistica dello smart working per ottimizzare gli spazi pubblici. Tuttavia, l’applicazione pratica all’interno dell’Istat ha mostrato i limiti di una transizione non supportata da investimenti adeguati. La mancanza di una guida stabile nel servizio di logistica, attualmente in attesa di nuove nomine dirigenziali, ha ulteriormente complicato la risoluzione dei disservizi segnalati quotidianamente dal personale.

Secondo le rappresentanze dei lavoratori, le criticità sollevate durante le fasi di consultazione non sono state ascoltate, portando a una gestione che penalizza l’efficienza lavorativa e aumenta i livelli di stress del personale amministrativo e di ricerca.

Le problematiche logistiche e tecnologiche riscontrate

Il monitoraggio semestrale ha evidenziato come l’infrastruttura di Piazza Marconi non sia ancora pronta a supportare un modello di lavoro così dinamico. Le principali lamentele riguardano la rigidità delle assegnazioni e la mancanza di strumenti fondamentali per chi non possiede più una postazione fissa.

Carenze strutturali e digitali del desk sharing Istat

Le difficoltà tecniche hanno rallentato significativamente la produttività. Tra i punti più critici segnalati troviamo:

  • Connettività instabile: La rete Wi-Fi risulta insufficiente o del tutto assente in diverse zone della sede, rendendo difficile il lavoro agile interno.
  • Gestione degli armadietti: I locker, essenziali per depositare i propri strumenti di lavoro a fine giornata, sono stati consegnati con estremo ritardo e risultano tuttora inutilizzabili.
  • Problemi alla VDI: L’infrastruttura dei desktop virtuali (Virtual Desktop Infrastructure) ha presentato rallentamenti che hanno ostacolato l’operatività quotidiana.
  • Assenza di stanze “buffer”: Nonostante le richieste, non sono state attivate postazioni di supporto nelle altre sedi romane per decongestionare gli uffici di Piazza Marconi.

Trasparenza sui risparmi e richieste sindacali

Un tema centrale della protesta riguarda la destinazione dei fondi risparmiati attraverso la riduzione degli spazi fisici e la dismissione di alcune sedi. I sindacati chiedono che tali risorse non vengano disperse, ma reinvestite per migliorare il trattamento economico del personale e la qualità degli ambienti di lavoro rimasti attivi.

In linea con gli obiettivi del PIAO 2026-2028, le sigle sindacali esigono un’inversione di rotta che preveda:

  • L’immediata apertura di postazioni di supporto (stanze buffer) nei poli di via Tuscolana e via Liegi.
  • L’istituzione di un tavolo di confronto permanente per monitorare l’andamento della sperimentazione anche nelle sedi territoriali.
  • Il superamento della logica dei “coworking demaniali” a favore di un potenziamento delle strutture interne già esistenti.

In conclusione, la sperimentazione del desk sharing Istat rappresenta un monito per l’intera pubblica amministrazione: l’innovazione organizzativa non può prescindere da un’adeguata efficienza tecnologica e da un dialogo costante con i lavoratori.

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