L’inclusione scolastica si appresta a vivere una fase di riorganizzazione strutturale a seguito della presentazione del nuovo schema di decreto riguardante i Gruppi per l’Inclusione Territoriale (GIT). Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha illustrato le novità che andranno a impattare direttamente sulla gestione delle risorse e sul supporto operativo alle istituzioni scolastiche.
Il ruolo dei GIT nell’inclusione scolastica
I Gruppi per l’Inclusione Territoriale, istituiti originariamente dal D.lgs 66/2017 e successivamente integrati dal D.lgs 96/2019, rappresentano organismi chiave incardinati presso gli Uffici Scolastici Regionali. La loro funzione principale consiste nel supportare le scuole nella definizione delle strategie di inclusione scolastica e nel verificare che la distribuzione delle risorse di sostegno sia coerente con le effettive necessità degli istituti.
Perché un nuovo decreto sui GIT
Il provvedimento mira ad aggiornare il precedente Decreto Interministeriale n. 355 del 2021. La necessità di una revisione nasce dai profondi mutamenti che hanno interessato il sistema istruzione negli ultimi anni, tra cui:
- Il dimensionamento della rete scolastica che ha ridotto il numero complessivo di autonomie.
- La variazione del numero di alunne e alunni con disabilità certificata.
- L’esigenza di rideterminare il contingente di docenti esperti assegnati a livello regionale e provinciale.
Le novità sui contingenti dei docenti esperti
Il cuore dello schema di decreto risiede nella modifica dell’allegato tecnico che regola la consistenza numerica dei gruppi. Secondo quanto emerso, il nuovo criterio di assegnazione sembra privilegiare il numero di istituzioni scolastiche presenti sul territorio rispetto al numero totale degli studenti con disabilità.
Impatto del dimensionamento sulle risorse
A causa della riduzione delle sedi scolastiche derivante dalle politiche di dimensionamento, si prefigura una contrazione del contingente di docenti esperti da impiegare nei GIT. Questa scelta ha sollevato diverse perplessità tra gli addetti ai lavori, poiché il carico di lavoro legato all’inclusione scolastica non diminuisce proporzionalmente al numero di istituti, ma resta strettamente connesso alla complessità dei bisogni educativi degli alunni.
Le osservazioni delle organizzazioni sindacali
Durante l’incontro avvenuto il 31 luglio 2026, le sigle sindacali hanno espresso forti preoccupazioni circa l’efficacia del provvedimento. Le critiche principali riguardano non solo il merito delle scelte, ma anche il metodo seguito dall’amministrazione.
- Tempistiche del confronto: Il sindacato ha denunciato come l’informativa sia avvenuta solo dopo il parere del CSPI, limitando di fatto la possibilità di apportare modifiche migliorative.
- Definizione dei compiti: È stata segnalata la necessità di chiarire meglio le competenze dei GIT per evitare sovrapposizioni con altri organismi dedicati all’inclusione scolastica, rischio che renderebbe gli interventi meno efficaci.
- Monitoraggio del funzionamento: È stata chiesta un’indagine conoscitiva reale sull’operato dei gruppi per valutare se il personale attualmente impiegato sia sufficiente a coprire i compiti assegnati.
Prospettive per il personale scolastico
Il futuro dell’inclusione scolastica passerà anche per la capacità del Ministero di accogliere le istanze relative alla valorizzazione del personale. I sindacati hanno richiesto l’apertura immediata di un tavolo di contrattazione integrativa per definire le retribuzioni dei docenti componenti dei GIT e hanno auspicato un coinvolgimento diretto nell’Osservatorio Nazionale Permanente per l’Inclusione scolastica.
In sintesi, i punti chiave del nuovo schema di decreto:
- Aggiornamento normativo: Revisione del DI 355/2021 per adeguarlo al nuovo assetto delle scuole.
- Ricalcolo contingenti: Riduzione dei docenti esperti basata sul numero di autonomie scolastiche.
- Verifica risorse: Necessità di garantire la congruità del supporto nonostante i tagli numerici.
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